Panarea: cosa vedere

La nostra visita all’isola di Panarea inizia a San Pietro, centro economico e località in cui si trova il molo adibito allo sbarco di aliscafi e traghettia. Dall’area portuale si snodano tutte le stradine che conducono ai tre centri abitati di San Pietro a est, Drautto a sud-ovest e a nord-est Ditella. Le modeste dimensioni dell’isola permettono di girarla completamente a piedi ma ciò non toglie la possibilità di prendere il classico e pittoresco taxi eoliano, un’apetta sapientemente adibita al trasporto di persone o le classiche macchine elettriche.

 

San Pietro

 La contrada di San Pietro, punto di sbarco e sede del principale centro abitato di Panarea è anche sede di quasi tutte le attività di supporto al turismo ed è proprio questo punto il centro della mondanissima vita isolana. La prima sorpresa che noterete è la sorgente termale adiacente all’area portuale in prossimità della Punta Peppemaria che si manifesta con l’emanazione dal fondale di acqua calda a 50°C, sfruttata dagli abitanti, e non solo, a scopo terapeutico. Percorrendo la stradina che conduce verso la montagna ci si immerge nel centro abitato della contrada, non vi soffermate a percorrere i sentieri principali ma immettetevi anche nei piccoli viottoli che regalano scorci imperdibili. L’abitato si sviluppa lungo un dolce pendio sormontato da scaloni che venivano utilizzati a scopo agrario, le case che lo compongono mantengono un’architettura intatta dal tipico colore bianco che contrasta con il verde di palme, ulivi, arbusti di cappero e con in cangianti colori delle bouganville, pianta diffusissima in tutto l’arcipelago eoliano. Percorrendo la strada a monte si incontra la chiesetta di San Pietro, principale edificio religioso, da dove, il 28-29 Giugno, parte la processione dell’omonimo Santo patrono dell’isola e dei pescatori. La processione, dopo aver effettuato un giro tra le vie di Panarea, continua in mare e culmina in serata con il classico spettacolo pirotecnico. La chiesa, costruita intorno alla fine XIX sec. ma consacrata molti anni dopo, testimonia la devozione di un popolo verso il proprio patrono, al quale si affidavano le speranze di una vita pacifica e di un’abbondante pesca. Fu proprio questa devozione che spinse gli abitanti alla costruzione di una sede idonea dove poter svolgere le normali attività religiose e che potesse contenere un numero maggiore di fedeli, dato che in quegli anni i panaresi raggiunsero le 1000 unità. Tra le vie che compongono l’abitato di San Pietro, quasi in anonimato, trova spazio il piccolo museo di Panarea, sede distaccata del museo Barnabò Brea di Lipari, allestito in due locali che erano adibiti a magazzino e a cisterna. Al museo sono esposti rinvenimenti che raccontano sia la storia geologica che quella umana con reperti risalenti al Neolitico e alla media età del Bronzo, quasi tutti rinvenuti nel villaggio preistorico di Capo Milazzaese, alla Calcara e a Piano Quartara.

 

Drautto

 Dalla chiesa di San Pietro, percorrendo la strada panoramica in direzione sud, si giunge a Drautto, dove una manciata di case si distende lungo il periplo costiero. La contrada prese il nome dal pirata arabo-turco Draught il quale fece dell’isola uno stanziamento per l’ormeggio delle proprie imbarcazioni. A sud della zona abitata, dopo aver superato un promontorio roccioso, si arriva alla frequentata caletta degli Zimmari, dove è possibile sdraiarsi sulla soffice sabbia e tuffarsi nelle limpide e rinfrescanti acque del Mar Tirreno. Continuando nella medesima direzione si arriva a Punta Milazzese, sede di un villaggio preistorico dove ancora oggi sono ben visibili i resti delle 23 capanne che lo componevano. Da qui un antico sentiero conduce a Cala Junco, probabilmente utilizzata ai tempi del villaggio preistorico come darsena. La baia che lo compone è a forma di anfiteatro, delimitata ai lati da stravaganti formazioni rocciose che creano così una piscina naturale. Questa cala viene definita come una delle baie più belle non solo dell’isola ma dell’intero arcipelago, poiché le acque che la bagnano assumono strabilianti colorazioni che variano dal verde smeraldo al turchese fino al blu intenso. Cala Junco nel periodo estivo è quasi sempre molto affollata ma ciò non toglie il piacere di tuffarsi nelle rinfrescanti acque e rilassarsi in un vero e proprio angolo di paradiso.

 

Ditella

 Dal porto, dopo aver percorso un breve tratto che conduce all’abitato di San Pietro per poi girare a destra in direzione nord, arriviamo a Ditella, piccola contrada conosciuta sopratutto per le sorgenti termali e per le innocue fumarole della spiaggia Calcara, situata in una conca, probabilmente resto di un edificio vulcanico collassato che regala un paesaggio del tutto insolito; dal suolo si elevano i gas delle fumarole rendendolo scottante, modificandone la cromia e creando dei solchi nel terreno.

 

 

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