Storia di Alicudi

Anticamente nota come Ericusa, (dal greco antico Ἐρικοῦσα per l’abbondante presenza di piante di erica), Alicudi, la più solitaria tra le Eolie, è stata l’ultima isola ad essere abitata. La storia di Alicudi, analogamente alle altre isole che compongono l’arcipelago, affonda le proprie radici in millenni di conquiste, razzie e schiavitù, ma si differenzia, insieme a  Filicudi , per non essere legata strettamente alle vicende storiche di Lipari, la più grande delle isole e quella con una storia più importante.
 
Le prime testimonianze rinvenuteci risalgono all’antica età del bronzo (XVIII XVI sec. a.C.). Iresti sono stati portati alla luce nella zona del porto adiacente allo scoglio Palumbo e in cima al Filo dell’Arpa. I rinvenimenti di numerosi utensili, ritrovati nel 1975, fanno dedurre che i primi abitanti erano dediti alla pesca e all’agricoltura. Numerose sono le testimonianze dell’ età romana. Sono state trovate nei fondali marini moltissime ceramiche. Alicudi assunse, probabilmente, un importante ruolo di scalo per il commercio e per i collegamenti con la Sicilia occidentale, in particolar modo con Palermo. I rinvenimenti di maggior fascino sono dei sarcofagi in pietra lavica risalenti al IV sec. a.C. contenenti delle maioliche in perfetto stato di conservazione.
 
La posizione isolata e l’esiguo numero di abitanti rese Alicudi una ghiotta preda per i banditi che seminarono morte, distruzione e attuarono la brutale deportazione degli abitanti, venduti come schiavi. Il timore degli abitanti e i frequenti saccheggi spiegano la morfologia del centro abitato.
Quest’ultimo era situato a 350m di altezza presso la contrada di San Bartolo, dove sorge l’antica chiesetta riedificata nel 1821 sui resti della seicentesca sacrestia.
Un’altra testimonianza del timore di possibili incursioni è la presenza di una fortificazione naturale che venne chiamata Timpone delle Femmine. Si tratta di una zona impervia dove donne e bambini si rifugiavano in caso di incursioni. I predoni e i corsari portarono quest’isola quasi all’abbandono.
Dagli studi effettuati si evince che il ripopolamento sia avvenuto intorno al 1600, periodo in cui l’isola contava un numero di abitanti notevolmente superiore a quelli attuali.
Il Novecento fu un secolo di profonda depressione, l’isola, che all’epoca contava 700 abitanti, subì un netto calo demografico dovuto sia alla contaminazione dei cereali attaccati da un fungo, sia alla prospettiva di una vita migliore in Australia e nelle Americhe.
 
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